giovedì 26 gennaio 2012

La volgarità della pruderie

Qui potete vedere delle fotografie che non hanno niente di eccezionale, ma sono indicative di quella che mi viene solo da definire "pruderie"  (il dizionario Hoepli la definisce "Castigatezza affettata, moralismo esteriore e formale").
Il corriere.it non è solo in questa ricerca di click, repubblica.it e tanti altri non sono da meno, i campioni della "pruderie" naturalmente sono altri, ma talmente screditati che non provo neppure a leggerli.
Non so se altri condividono il mio senso di fastidio, mi sembra meno volgare un onesto sito porno, piuttosto che questo ammiccare per un capezzolo che si affaccia da una scollatura, forse la pattinatrice voleva "guadagnare punti" con una scollatura non proprio adatta a delle acrobazie, ma pensare che qualcuno possa, di lavoro, fare il ricercatore di immagini del genere per farne una fotonotizia, mi sembra veramente avvilente, ecco forse il mio disagio sta proprio qui, nella volgarità di questo lavoro. Mi dispiace infinitamente per coloro che devono guadagnarsi uno stipendio in questo modo, certo è meno rischioso che prostituirsi per strada, ma deve essere altrettanto avvilente.

martedì 24 gennaio 2012

Olimpiadi a Roma? Certo alla Grecia hanno portato bene!

La domanda dal punto di vista economico mi sembra solo questa:
-abbiamo ancora bisogno di altri impianti sportivi che, dopo essere stati utilizzati un mese vadano pian piano in malora costituendo solo una spesa per la comunità che anni dopo dovrà smantellarli?

La storia delle ultime olimpiadi invernali in Italia mi sembra ci dica proprio questo, spreco di soldi e debiti per le prossime generazioni.

Parlando invece dal punto di vista morale: credo che le olimpiadi siano ingiustificabili, lo stato concede premi in danaro e onoreficenze a chi vince medaglie (che poi, se ci sa fare con gossip e amori, si arricchisce con pubblicità, interviste ecc.) mentre taglia finanziamenti allo sport di base quello che aiuterebbe tanti bambini a crescere meglio, ho volutamente trascurato il tema del doping, parlarne a proposito di competizioni internazionali sarebbe come sparare sulla croce rossa, visto che è diffuso, anche a livello amatoriale, in tutti gli sport competitivi.

Ho visto recentemente delle magliette con questa scritta:
"No alle Olimpiadi! Lo sport si fa per piacere non per mestiere. CONI? No grazie."
Mi sembra dovrebbe riassumere tutta la filosofia dei veri sportivi di questo millennio, non basta opporsi ad una economia predatoria, basata su una finanza autoreferenziale che inventa "capitali" senza beni che gli corrispondano, bisogna anche rifondare lo sport, azzerandone il valore di spettacolo, ignorare il risultato agonistico e di competizione, valutandone invece solo il valore ludico.
Per ora sono poche le realtà organizzate che si muovono in questa direzione, ma sono comunque un segnale che fa ben sperare.

martedì 27 dicembre 2011

Giuseppe Genna - L'anno luce

Ho già letto del medesimo autore "Catrame" e "Nel nome di Ishmael", sia pure con qualche fatica, in particolare per il secondo, sono riuscito a terminarli entrambi, ma con questo "L'anno luce" la fatica di questa prosa compiaciuta del proprio fluire parlato, spezzato e al contempo baroccamente scientista mi pare troppo. Sono arrivato a pagina 62 e qui trovo un paragrafo che merita di essere riportato. La moglie di uno dei protagonisti sta morendo di cancro:
"Insorge, si muore. E' così. Un giorno una cellula devia, attiva nere potenzialità che ha proprie, in istato latente. Le potenze delle cellule: stando alle potenze, potrebbe esistere  un antimondo cancerogeno, nero che vuole fortemente prolificare. Un universo in cui una cellula sana sarebbe pronta a corrodere e sarebbe investigata come patologica. Un mondo teratologico, corpi devastati dai bubboni che funzionano armoniosamente, sostanze colloidali, metastasi libere di esprimersi, una creatività divaricata sovraccarica di speranze...." Intanto il termine "cancerogeno" significa che provoca il cancro, ma dalla frase successiva invece si evince che si tratta di un universo "canceroso" in cui tutto è cancro e le cellule sane sarebbero patologiche.
Più avanti si citano quark, mesoni e muoni, tanto per fare ambiente insieme al "vagito dell'universo" tutta questa scienza e in sovrappiù Stephen Hawking, per giustificare una crisi di coscienza del personaggio di fronte alla morte della moglie, qualcuno potrebbe dire che ha acceso l'altiforno per fare le caldarroste.
Mi è parso duro lavoro seguire la lettura, ho dovuto cercare di convincermi che, piano piano, l'autore, scremati i lettori meno accaniti, avrebbe agli altri concesso il piacere di qualche pagina piana, avrebbe diradato i termini più o meno scientifici e i neologismi propri, per scendere sul piano del condiviso, accettato la convenzione della comunicazione, invece prosegue come se questo suo fosse un testo iniziatico, alla fine del quale il lettore potesse avere un tale premio da illuminare la sua vita di nuova coscienza.
Proverò a lasciare questo libro al cesso, magari, a piccole dosi, riuscirò a sopportarlo e alla fine a farne una recensione conclusiva.